<il discorso sullo spazio è una conversazione tra propria presenza e presenza dei luoghi. sono i luoghi, al pari di chi li occupa, a parlare ed esigere risposte>
Franco La Cecla
L’attuale trasformazione sociale, espressione delle politiche globali da tempo perpetuate, scrive, attraverso dinamiche di flussi, migrazioni, moltitudini in movimento, un’altra geografia, una mappa sommersa, informe, mutevole, precaria, empirica dentro e contro l’esistente griglia dei luoghi. appartenere ad una simile sottogeografia significa vivere in una terra che non è mai state la propria, in un luogo che gli insediati non conoscono ancora bene e da cui non sono riconosciuti. una geografia non omogenea fatta di economie informali, di pratiche auto-organizzative, disuguaglianze, conflitti e tensioni, di insediamenti provvisori, <di spazi via via arrangiati col passare del tempo>.
l’intervento umano, il grado di antropizzazione del territorio sono sempre più conseguenza di fenomeni globali.
grandi diaspore investono intere popolazioni. carestie, guerre, persecuzioni razziali, calamità naturali. quali rapporti si instaurano tra spazi e persone?
>>>[SPAzIO] campo sosta panareo.
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campo =*stato di eccezione* -per Agamben, è un pezzo di territorio posto fuori dall’ordinamento giuridico normale, ma non è per questo, semplicemente uno spazio esterno-, *terreno temporaneamente sterile, camping come luogo di passaggio a pagamento, accampamento temporaneo, prigionia, concentramento, sterminio, campo autorizzato*- secondo le definizioni di Piero Brunello
La nascita dei campi nomadi risale alla fine degli anni ’80, quando le regioni decisero di applicare dei sistemi di tutela dell’etnia rom e sinta. Vennero varate delle leggi con le quali in Italia si cercò di risolvere il problema della presenza di nomadi sul territorio mediante la costruzione di “centri sosta”, i quali avevano il fine di accogliere i vari nomadi e di aiutare i bambini a frequentare le scuole.
Questa soluzione, totalmente “made in Italy”, ha causato la costruzione di veri e propri ghetti in cui i rom e i sinti vivono sedentari all’interno di case che più che altro si possono definire baracche. Il tentativo di aiutare queste popolazioni ad avere un tenore di vita migliore e di invogliare i bambini a istruirsi è miseramente fallito.
Paolo Biedanelli
Le scelte dei luoghi su cui realizzare o tollerare un ‘campo nomadi’ evidenzia un atteggiamento diffuso: gli zingari sono un popolo da cui allontanarsi e da allontanare. Il campo attrezzato dal comune di lecce bisogna cercarlo lungo la strada provinciale lecce-campi, lontano dalle linee di trasporto, dai servizi, dai negozi, dalle scuole. Lontano dai luoghi della ‘gente per bene’, circondato da barriere, da un muro di contenimento e controllo, unica garanzia di sicurezza.
L’attuale biopolitica designa formazioni incoerenti, di potere, ponendosi come proprio obiettivo principale la regolamentazione della sicurezza (di vago sapore cyborg) e del benessere delle vite umane: schedature, impronte digitali, rilevazione dei dati personali e corporei.
>>>[ABITANTI]: 45 famiglie rom provenienti dalla ex Jugoslavia a causa degli scovolgimenti politici che hanno interessato l’area dei Balcani.
FROM/TO ROM
vuole essere Un complesso atlante di voci e di relazioni, di testimonianze e percorsi. Uno spazio della pluralità, dei punti di vista, del mio punto di vista, di quelli istituzionali e di quelli degli attori sociali. Un modo per raccontare in prima persona, per dar voce a chi crede di essere afono, per diventare soggettività attive, autonome. Un modo per raccontare l’attuale realtà del campo panareo. Un’ opportunità altra per gestire l’informazione in maniera diretta, senza filtri, per farsi conoscere, per uscire dall’anonimato, per diventare storie; per porre delle domande, per lasciarsi interrogare.
L’idea è quella di creare un network, o meglio, semplicemente di formalizzarlo. Rendere visibile ciò che è poco visibile, opaco. (Ri)determinare le relazioni costitutive tra soggetti, politiche e luoghi.
< che venissero a conoscerci prima di parlare>, <noi vogliamo che vengano a vedere dove abitiamo, come viviamo, chi siamo>
<sì, la televisione viene, fa finta di riprendere ciò che vogliamo e poi in tv si vede un’altra cosa>
Queste alcune voci del campo.
Spesso, attraverso un uso qualunquistico, o peggio strumentale della comunicazione mediatica e scientifica, si opera una sorta di <classificazione culturale> degli individui, come sostiene Marco Aime, si finisce per appiattirli su un clichè predeterminato. talvolta in buona fede, li si cotringe ad indossare la ‘divisa’ della cultura d’origine, quella e nessun’altra, senza concedergli la possibilità di contaminarsi, scegliere.
Il blog è potenzialmente un dispositivo relazionale, spazio per la conoscenza, per la condivisione, per una pratica comunicativa transnazionale. [A tal riguardo è bene tenere a mente che i rom rappresentano l’unica realtà transnazionale d’Europa].
l’idea è nata dopo qualche settimana di conoscenza. I ragazzi mi sembravano coinvolti. Molti usano il computer seppur in ambito scolastico. Pochi ne hanno uno nella baracca. Conoscono le potenzialità di comunicazione e di sharing (soprattutto musica e community) della rete…
……SOSPENSIONE
Alla fine di questo tentativo, il disordine dei materiali, dai risvolti incerti, è solo il risultato dei limiti della mia capacità di ricerca, o rappresentano, piuttosto, lo spazio dei punti di vista che ho cercato di indagare?
ALESSANDRA GIANNANDREA
email: a.giannadrea@libero.it
tel: 3403971600

spero di veder crescere questo blog. in bocca al lupo per il tuo progetto. forse qualcosa cambierà
Sono venuto solo ora a conoscenza di questo blog senza avere mai saputo che il mio articolo fosse stato ampiamente commentato e criticato.
Innanzitutto sono stupito e anche un po’ lusingato per avere suscitato tanto interesse, ma ci sono alcune cose su cui vorrei esprimermi.
Io sono sempre stato molto sensibile al problema dell’integrazione dei rom e ho sempre cercato di crearmi un’opinione senza essere influenzato dalle testimonianze dei media, ma solo dalle mie esperienze personali. E’ vero ci sono persone che considerano gli zingari come “un popolo da cui allontanarsi e da allontanare”, ma questo non è assolutamente il mio caso.
Io ho anche lavorato a un progetto per l’insegnamento della lingua italiana ai bambini rom per il quale non c’erano fondi, non c’erano strutture, ma solo tanta voglia di fare. Considero il problema dell’integrazione molto grave e non rinnego nulla di ciò che ho scritto. La buona volontà di pochi purtroppo non basta, c’è bisogno di scelte politiche più adeguate e più decise prima che tale situazione continui a peggiorare. Penso anche che uno dei maggiori freni alla risoluzione del problema sia un atteggiamento di alcuni eccessivamente buonista. e eccessivamente critico nei confronti di chi si sofferma ad analizzare i fatti con realismo. Un’opinione troppo comprensiva rischia di essere controproducente e il fatto che io per aver scritto il termine “campi nomadi” sia stato praticamente tacciato per xenofobo ne è la dimostrazione.
L’idea di creare un blog per sensibilizzare i ragazzi sulla tematica dell’integrazione dei rom è nobile, spero quindi che il blog abbia successo, spero però che ciò non venga fatto criticando un “atteggiamento diffuso” della gente, perché oltre a essere inutile, è ripetitivo.
Paolo Biedanelli